Nuove alleanze: neurologia e chirurgia per la SM

Segnalo l’ultima intervista rilasciata da prof. Zamboni ad Andrea G. Cammarata sul Blog “Espr3ssioni”.

Professor Zamboni dove si può curare la CCSVI in Italia?

Fino al termine della sperimentazione la CCSVI può essere curata solo all’interno di studi clinici che vengono autorizzati, finora ho potuto curare questa patologia nella fase sperimentale qui nel nostro ospedale di Ferrara. Ho potuto farlo nei ritagli di tempo quando la sala operatoria non era occupata totalmente, ricavandomi degli spazi all’interno di quella che era la routine ospedaliera, perché questa ancora non è una prestazione offerta. Anche la diagnostica della CCSVI l’ho potuta fare solo al sabato o alla domenica, quando avevo finito l’orario di lavoro, non so se mi spiego, è chiaro che io posso fare questo per 100 malati, non lo posso fare per 10 mila, che sarebbero le richieste. Finché non vengo messo da un punto di vista amministrativo burocratico nella condizione di accogliere questi pazienti, io non posso accoglierli, almeno fino al momento in cui non avremo l’autorizzazione ad operare con un’attività di routine all’interno degli ospedali. Questo succede anche perché c’è sempre un limite temporale per arrivare all’effettiva applicazione della terapia per il paziente da quando finisce una sperimentazione.

Ma dato che la patologia è stata accertata e visto che queste vene effettivamente sono otturate, quale sarebbe l’impedimento ad operare?

Questo succede perché la CCSVI è sconosciuta, quindi amministrativamente ancora non c’è un codice di prestazione. Per esempio anche l’esame che serve ad accertare l’otturazione delle vene, è vero che è un ecodoppler, ma è comunque un esame fatto con un sistema, con una tempistica ed un protocollo, che in questo momento non è previsto ufficialmente, proprio perché nasce da un laboratorio di ricerca. Tuttavia adesso certamente l’esame è pronto per potersi eseguire in quella che può essere una normalità clinica. Ma ripeto, in ambiente pubblico non mi è stato affidato un codice, un ribaltamento di prestazione, quindi io amministrativamente queste persone, in orario di lavoro, non so come accoglierle. C’è un buco burocratico amministrativo che non dipende da me, che non posso superare.


Si vocifera che ci sia una forma di oscuramento della sua scoperta in favore delle case farmaceutiche.

Possiamo pensare che ci sia questo, ma quello che io trovo soprattutto è che ci sia una grossa opposizione da parte di un’area “conservatrice” della neurologia, non solo italiana ma anche internazionale. Che poi dietro questo ci possa essere che molti di questi neurologi possano avere anche un conflitto d’interessi con le case farmaceutiche, lo possiamo pensare ma non ne abbiamo le prove. Ma credo che il fatto non sia così limitante, più limitante è che ci sia un oscurantismo culturale. Cioè, e questo è grave, io ancora ho ricevuto poche richieste da parte di neurologi di venire qui a Ferrara, per esempio per imparare a fare la diagnosi della CCSVI, mentre io sarei solo felice di potergli donare la metodica perché loro possano applicarla nelle loro rispettive realtà territoriali. Se già succedesse questo, potremmo non pensare alle multinazionali. E’ più grave che i neurologi non abbiamo la curiosità scientifica davanti a un problema così grande qual è la sclerosi multipla che colpisce persone giovani. Quello dei neurologi è un disinteresse che tende a denigrare e a negare la mia scoperta, mentre io ho dato prove scientifiche in merito alla CCSVI. Se un vaso sanguigno è chiuso lo dice la geografia selettiva, che è una prova scientifica incontrovertibile, non c’è da essere scettici, ma esistono ancora nel 2010 dei neurologi che lo sono e non si preoccupano nemmeno di verificare se i propri pazienti affetti da sclerosi multipla, abbiano o meno i vasi chiusi. E questo è inaccettabile.


Quali sono state le reazioni all’estero in merito alla sua scoperta?

Sicuramente c’è stato un interesse maggiore rispetto a quello italiano, ma soprattutto anche in quelle frange scettiche c’è stata quantomeno una critica costruttiva. A Stanford, una delle principali università degli Stati Uniti,15 giorni dopo che ho presentato pubblicamente la mia ricerca, hanno cominciato ad operare la CCSVI con risultati soddisfacenti. Stiamo parlando però di un’università privata fra le più importanti al mondo dove si accede a pagamento.

Operazioni sono avvenute anche in Polonia, sono stati fatti i primi interventi a Parigi e in Irlanda, considerato che la pubblicazione ufficiale della scoperta risale al Dicembre scorso. Io stesso ho cominciato ad operare dei pazienti americani che il comitato etico dell’università di New York (sede di Bufalo) ha autorizzato a venire da me, a Ferrara, e a sottoporsi all’intervento; questo credo non sia mai avvenuto nella storia della medicina . Quindi diciamo che rispetto ai tempi della scienza l’interesse della scoperta, soprattutto quello internazionale, è stato repentino, addirittura con il rischio di trovarci sorpassati a causa della lentezza della ricerca italiana.

La cura della CCSVI può essere un’alternativa ai farmaci usati nella terapia per la sclerosi multipla?

Sono scenari possibili, ma in questo momento non possiamo saperlo, non abbiamo prove scientifiche. Sappiamo solo che le persone che abbiamo operato, sono andate molto meglio che con il farmaco da solo. Ma lo scopo d’ altronde qual è? Quello che uno non vada in sedia a rotelle, o quello che uno prenda meno farmaco?

Cosa costa in Italia l’intervento per curare la CCSVI?

Quello che è stato ipotizzato nel sistema sanitario nazionale regionale Emilia Romagna è un intervento che costa 3.100 euro, considerato che un malato di sclerosi multipla costa 25.000 euro all’anno, quindi alla fine in una storia di 10 anni 250.000 euro, il costo dell’intervento non è un dato che fa la differenza.


Quali sono state reazioni dei pazienti dopo l’intervento?

I pazienti mi hanno scritto delle lettere, già 3 o 4 anni fa dopo i primi interventi, io mi sono commosso, diciamo che per me umanamente è stata la parte più straordinaria di questa ricerca. E’ l’aspetto più straordinario che rimane dentro di più, l’estrema soddisfazione mia e dei pazienti curati. I risultati sono stati evidenti, una qualità della vita assolutamente migliore, un miglioramento entro certi limiti di alcune prestazioni, un miglioramento di alcuni sintomi disabilitanti che in questo momento nessuno dei farmaci normalmente utilizzati è in grado di migliorare, né è in grado di curare la malattia vascolare; questo indicherebbe che la malattia vascolare potrebbe essere responsabile dei sintomi legati alla sclerosi multipla.


Chi l’ha aiutata finanziariamente in questa ricerca?

Io ho eseguito delle ricerche in ambito cardiovascolare che mi hanno dato accesso a dei fondi per svolgere quelle ricerche di correlazione fra CCSVI e Sclerosi Multipla. Ma i miei studi non sono mai stati aiutati ne sponsorizzati da nessuno, solo negli ultimi due anni è stata costituita una fondazione ad hoc, la Hilarescere. Per il resto la ricerca è avvenuta solo grazie alla buona volontà delle persone, persone straordinarie che hanno creduto in quello che dicevo.

Che ruolo ha avuto il Dottor Salvi nel stabilire correlazioni fra la CCSVI e la sclerosi multipla?

Il confronto con il neurologo è stato indispensabile, perché comunque questa pur essendo una malattia vascolare è una malattia vascolare in un paziente che ha una malattia neurologica, in cui il Dottor Salvi ha un’esperienza pluridecennale, è lui che ha eseguito tutte le misure per vedere cosa cambiava dal punto di vista neurologico in queste persone. E’ stata una mente decisiva, indispensabile. Se avessimo dei Dottor Salvi la questione andrebbe indipendentemente dalle farmaceutiche o dagli ostacoli burocratici.

Perché c’è un governo clinico che supera tutto, che è la capacità di decidere in autonomia, a scienza e coscienza del medico che si rapporta con il paziente. Avessimo dei Dottor Salvi avremmo già finito di discutere.


PS: personalmente sono orgogliosa ed onorata di poter collaborare, nel mio piccolo, con queste persone e con tutti i pazienti che nel mondo da mesi sono mobilitati a sostegno del loro lavoro.

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postato da Stefania in Segnalazioni. Comments (3)

3 Responses to “Nuove alleanze: neurologia e chirurgia per la SM”

  1. thierry scrive:

    il 18/02/2010 ‘ l’ eco color doppler mi indicate dove fare la liberazione ? (prima di peggiorare ulteriormente)

  2. Matteo scrive:

    Battaglia: Il programma comprende innanzitutto la promozione, il coordinamento e il finanziamento di uno studio di prevalenza delle malformazioni nelle persone con SM e nei controlli sani. Saranno coinvolti 10-15 Centri Clinici italiani dove esperti dell’esame diagnostico con il doppler e neurologi valuteranno quante persone e con quali forme e condizioni di SM presentino le alterazioni.
    Molte Regioni hanno espresso la volontà di sostenere questo studio che è anche importante per diffondere la specificametodologia diagnostica e confrontarla con gli altri approcci disponibili.
    Il secondo ambito di finanziamento del programma consiste nel sostegno al progetto di sperimentazione clinica controllata, attivato dalla Regione Emilia Romagna con la nostra collaborazione, concordato con il Prof. Zamboni e il Dott.Salvi. Un gruppo di esperti ha il compito nelle prossime settimane di verificare la fattibilità della sperimentazione ed elaborarne il protocollo.

  3. Uniroma.tv scrive:

    Al seguente link potete vedere il servizio realizzato da UniromaTV dal titolo “Come si diventa un buon chirurgo?”

    http://www.uniroma.tv/?id_video=15116

    Ufficio Stampa di Uniroma.TV
    info@uniroma.tv
    http://www.uniroma.tv

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