Questo articolo è stato scritto i primi di aprile e pubblicato nell’ultimo numero della rivista Su la testa!, nuovo periodico di Rifondazione Comunista.
La sclerosi multipla è nota per essere una grave malattia cronica, progressivamente invalidante, del sistema nervoso centrale, di orgine autoimmune. Infatti, gli approcci terapeutici odierni si basano proprio sulla necessità di porre un freno ad un sistema immunitario che attacca la guaina mielinica che ricopre gli assoni neuronali, creando lesioni che, con il passare del tempo, possono creare danni irreversibili. Tale prospettiva è stata da poco integrata da una nuova scoperta, che importanti centri di ricerca internazionali stanno a tutt’oggi approfondendo: la cosiddetta “big idea” del prof. Zamboni, medico e docente del Dipartimento di Scienze chirurgiche, anestesiologiche e radiologiche dell’Università di Ferrara, è passata dall’essere una semplice teoria, ad affermarsi come una delle più sconvolgenti scoperte degli ultimi anni.
Il prof. Zamboni, in collaborazione con il neurologo, dott. Fabrizio Salvi dell’ospedale Bellaria di Bologna, ha potuto constatare, su quasi tutti i soggetti con sclerosi multipla, la presenza di una malformazione delle vene principali che fanno defluire e drenano il sangue dal cervello verso il cuore che, attraverso uno stravaso, creano degli accumuli ferrosi che, riconosciuti come tossici dall’organismo, attivano il sistema immunitario . Tutto questo lascia ritenere che tale malformazione, definita insufficienza venosa cronica cerebro-spinale, con acronimo CCSVI, sia strettamente correlata alla sclerosi multipla, se non addirittura la causa stessa. I dati scientifici mostrano come attraverso un’agioplastica dilatativa, un intervento chirurgico mininvasivo, è possibile curare la CCSVI e migliorare significativamente le condizioni legate alla sclerosi multipla. Continua a leggere…




